Dove meno te lo aspetti
Dove meno te lo aspetti
Dr. Ricardo Orozco
Di recente, una psicoterapeuta e floriterapeuta italiana mi ha raccontato di come, ora più che mai, si trovasse di fronte a clienti che proiettavano aspettative eccessivamente positive e impazienti su un futuro prossimo. Quasi lo esigevano, poiché ne avevano certamente bisogno per riuscire a sopportare un presente infausto e spiacevole. Questo si concretizzava in un’urgenza di risultati immediati e straordinari in tempi record.
Una delle conseguenze immediate di tali aspettative inflazionate era l’incapacità, e a volte la mancanza di volontà, di vedere ciò che stava accadendo nel presente.
Di fronte a questa situazione, la terapeuta si trovava nella necessità di gestire tali aspettative e, al tempo stesso, di riportare inevitabilmente i suoi pazienti a quel presente da cui fuggivano in preda al panico.
La conversazione con lei mi ha riportato a un periodo tanto doloroso quanto istruttivo. Apparentemente negativo, ma in realtà profondamente arricchente dal punto di vista dell’insegnamento.
Credo fosse il 1997 o il 1998. In quell’epoca, non ero ancora riuscito ad abbandonare del tutto un lavoro nella medicina allopatica che trovavo particolarmente gravoso. La mia vocazione mi spingeva con forza verso la floriterapia, ma per vivere ero costretto a conciliare entrambe le professioni, poiché il mio lavoro con i Fiori non mi garantiva ancora un sostentamento sufficiente.
Provai in tutti i modi a liberarmi del “lavoro cattivo” per potermi dedicare completamente a quello “buono”, ma tutti i miei tentativi – richieste di prestiti, visualizzazioni, assunzione di fiori, pensiero positivo e centomila altre cose – “non funzionarono”, costringendomi a rimanere in quella che sembrava una palese incoerenza. La mia vocazione era chiara e il “lavoro buono” avrebbe dovuto sostenermi, eppure tutti i miei sforzi fallivano, uno dopo l’altro.
Tuttavia, i segnali significativi e le sincronicità (quelle “coincidenze” apparentemente inspiegabili) accadevano proprio nel “lavoro cattivo”. Dall’imbattermi in banconote per strada fino a un’esperienza che avrebbe cambiato la mia vita.
Il “lavoro cattivo” consisteva nel fare il medico d’urgenza per alcune assicurazioni sanitarie private. Lavoravo per un’azienda che inviava il medico a domicilio (in questo caso, me). Ero solo, con la mia auto, a coprire un’area vastissima di posti. Cosa non avrei dato per avere già allora i navigatori GPS! A volte le chiamate si susseguivano contemporaneamente da punti molto distanti tra loro. Questo lavoro stressante mi impegnava tutta la notte del lunedì e un fine settimana ogni tre. Il tutto, all’epoca, senza alcuna assistenza logistica, solo di fronte al pericolo – senza essere affatto Gary Cooper.
Alla fine presi la decisione: lasciai il “lavoro cattivo” e mi affidai a quello “buono”. Ma l’aiuto tanto atteso dall’universo non arrivò in tempo, e in breve esaurii i miei risparmi… Dovetti tornare al vecchio lavoro, rientrando dalla porta di servizio con la rassegnazione cupa di chi è costretto a tornare in prigione dopo aver esaurito il permesso.
Poi, un giorno, si scatenò il peggiore degli incubi. Arrivai il sabato mattina in uno stato Gorse (per fortuna lo stavo assumendo), e scoprii che il medico del turno precedente, quel maledetto, aveva lasciato alcune visite da effettuare senza avvisare nessuno. Nel frattempo, il telefono squillava istericamente e, come se non bastasse, una tempesta da fine del mondo sottolineava la mia pessima sorte.
Ricordo di essere uscito dal centro con l’ombrello che quasi mi cadeva di mano, la borsa nell’altra, e il mattone (il cellulare dell’epoca, un oggetto voluminoso e pesante che sembrava più un’arma che un telefono) che squillava incessantemente. Ah, e il dettaglio preferito di qualsiasi bestemmiatore: affondare un piede intero in una gigantesca pozzanghera proprio mentre salivo in auto.
Ma fu allora che accadde… Quando ormai nulla poteva andare peggio – a meno che qualcuno non fosse spuntato dal nulla per accoltellarmi – accadde…
Sentendo l’acqua gelida entrare nella scarpa e abbassando lo sguardo, vidi qualcosa brillare nella pozzanghera maledetta. Lo raccolsi come potei e lo guardai incredulo: era una fede d’oro, più grande del mio dito medio.

Dr. Ricardo Orozco
Credo che questo evento abbia cambiato completamente la mia lettura della situazione. In qualche modo, catalizzò una presa di coscienza delle mie circostanze. Dissolse o lavò via una grande parte del dramma della mia vita, quegli insopportabili “effetti speciali” che mi facevano soffrire.
Nelle settimane seguenti, accettai che avrei dovuto conciliare i miei due lavori per tutto il tempo necessario, senza isterismi e senza drammi.
E senza dubbio fu proprio questa accettazione, sostenuta dall’assunzione di Walnut, Sweet Chestnut e Wild Oat, ad aiutarmi a posizionarmi e a comprendere ciò che stava accadendo.
Così, dopo alcuni mesi, potevo ormai teoricamente lasciare il “lavoro cattivo”, che nel frattempo era diventato un “lavoro accettabile”. Il “lavoro buono” – corsi, libri, viaggi, clienti di floriterapia – stava fiorendo e apriva prospettive interessanti.
Eppure, restai ancora qualche mese nel lavoro “accettabile” per lealtà verso il mio capo, una persona straordinaria. Quando effettuai la mia ultima visita come medico allopatico, carica di metafore e simbolismi, in qualche modo seppi che sarebbe stata davvero l’ultima della mia vita.
Così, l’insegnamento per me non avrebbe potuto essere più chiaro: l’apprendimento trascendente si manifesta nel luogo scelto dall’anima, dove realmente si impartisce la lezione, e non dove l’ego vorrebbe o desidererebbe. Non esistono scorciatoie. Esiste solo la consapevolezza.
Era evidente che dovevo superare quella lezione presente per poter continuare ad avanzare, anche se in quel primo momento di tribolazioni non riuscivo a comprenderlo.
Non dico che questa esperienza debba essere uguale per tutti, ma a volte l’apprendimento si manifesta qui e ora, dove meno te lo aspetti.