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Centaury: Vittima o costruttore della propria realtà?

Centaury: Vittima o costruttore della propria realtà?

Dr. Ricardo Orozco

Spesso pensiamo ai Centaury come a creature intrappolate, prigioniere, schiave e bloccate in una determinata situazione contro la loro volontà e pertanto meritevoli di compassione e di aiuto.

Nella storia della schiavitù sappiamo che non esistevano uffici di reclutamento dove si presentavano volontariamente i menzionati schiavi per essere arruolati in un penoso, quanto incerto, mestiere. Al contrario, queste creature erano il bottino di guerra o il risultato di contrattazioni tra imprenditori psicopatici e capi corrotti. Fino a non troppo tempo fa tutto ciò era perfettamente legale e ben visto dalla società.

Tuttavia, credo che dobbiamo tentare di comprendere la mente di Centaury per avvicinarci in modo obiettivo alle situazioni in cui spesso cade.

Centaury corrisponde esattamente a ciò che la psicologia contemporanea considera  “personalità dipendente”. Il vantaggio di questa associazione (Fiore di Bach e psicologia contemporanea) è che da questa prospettiva troviamo letteratura scientifica [1] che analizza scrupolosamente la mente, le emozioni e il comportamento delle persone che corrispondono a questo principio caratteriale.

Centaury corrisponde esattamente a ciò che la psicologia contemporanea considera  “personalità dipendente”. Il vantaggio di questa associazione (Fiore di Bach e psicologia contemporanea) è che da questa prospettiva troviamo letteratura scientifica [1] che analizza scrupolosamente la mente, le emozioni e il comportamento delle persone che corrispondono a questo principio caratteriale.

Tuttavia, quale floriterapeuta mediamente empatico non si è sentito commosso e solidale verso alcuni poveri Centaury, e allo stesso tempo spinto a consigliare, risolvere o per lo meno a tentare di migliorare la loro vita infelice? [2]

In questo articolo tenterò di evitare tutto ciò che potrebbe appartenere all’aspetto vittimistico di Centaury, basandomi sulla costatazione più realistica di Centaury come costruttore della propria realtà.

La personalità dipendente (o Centaury, che è lo stesso) si struttura sulle seguenti credenze negative: “sono totalmente solo, completamente indifeso” “sono inadeguato, inutile” “posso funzionare solo se ho a fianco qualcuno veramente competente” “se mi abbandonano, morirò”.

Questa sensazione-convinzione di sottovalutazione profonda genera un forte bisogno di avere qualcuno che si prenda cura di noi, il che mette in moto un comportamento di sottomissione incoraggiato dal fantasma e dalla paura della separazione, dell’abbandono, della sostituzione, ecc. In cambio della protezione e della supervisione, Centaury si arrenderà totalmente dedicandosi al servizio dell’altro: gli darà amore, tenerezza e soprattutto sarà leale, ubbidiente e docile. Se l’altro sarà felice, anche lui lo sarà.

Una caratteristica interessante dei Centaury è che sono mentalmente poco sofisticati: quindi abbastanza immaturi e infantili. Costruiscono un mondo semplicistico che sarà dunque molto più gestibile e meno minaccioso rispetto al mondo reale.

Esistono 3 meccanismi psicologici di difesa nella personalità dipendente che trascrivo qui di seguito direttamente dal lavoro eseguito da Theodore Millon [3], prendendomi la libertà di aggiungere alcune mie considerazioni:

L’Introiezione: interiorizzare l’identità di un’altra persona per dare luogo a una fusione del più debole con il più forte, dell’incompetenza con l’abilità, dell’inutilità con la sicurezza in se stessi. Quando i dipendenti guardano se stessi, vedono inadeguatezza e incompetenza (Larch) che riflettono la loro mancanza di abilità e di conoscenza. Inoltre, queste introspezioni generano sentimenti svalutanti e un vero e proprio terrore esistenziale (Sweet Chestnut) di fronte alla possibilità dell’abbandono o di essere costretti a occuparsi di se stessi. Il dipendente prende in prestito la potenza, l’abilità e l’autostima dell’altro e in cambio le offre la sua volontà incrollabile di essere al servizio dei suoi obiettivi.

L’Idealizzazione: per esempio nei confronti del partner, che non concepiscono come essere umano con qualità e debolezze, ma che trasformano in un protettore soprannaturale. È un meccanismo infantile di molti bambini nei confronti dei propri genitori… Esseri onnipresenti, onnipotenti…

La Negazione: anche se l’introiezione genera sentimenti tranquillizzanti causati dall’essere uniti ad una persona potente, ciò non è sufficiente a eliminare tutte le fonti di ansia. La negazione (Agrimony) serve per ammortizzare qualsiasi sentimento di fatalità o apprensione che l’introiezione non riesce ad eliminare. Mediante la creazione di un universo semplificato, sprovvisto di difficoltà oggettive, per i dipendenti diventa più facile essere ingenui, infantili e dolci. Un’altra funzione della negazione è quella di permettere alle persone dipendenti di evitare di vedere i propri impulsi ostili. Per i dipendenti, l’ira (Holly) è estremamente minacciosa. Se loro ammettessero di vivere l’ira, a cosa potrebbero arrivare gli altri? Inoltre, ciò distruggerebbe l’illusione di sicurezza e di protezione che tanto li tranquillizza.

A tutti questi meccanismi che ci aiutano a comprendere la problematica dei Centaury, se ne aggiunge un altro particolarmente preoccupante. Essi in genere rifuggono lo sviluppo di qualsiasi qualità o abilità, poiché li potrebbe condurre ad una vita più indipendente. Dunque, non è innaturale che boicottino ogni tentativo fatto dagli altri per aiutarli a sviluppare le loro capacità, come per esempio imparare a guidare, trovare un lavoro indipendente, ecc. Se assecondassero questi suggerimenti, gli altri potrebbero chiedere sempre di più fino a domandargli di assumersi il controllo delle loro vite, e questa possibilità li terrorizza.

Allo stesso modo, qualsiasi impulso di ira o di ribellione potrebbe mettere a rischio la continuità della “protezione”, soprattutto in due modi: attivando l’ira nei loro confronti, o creando un precedente di identità separata, e ciò li impaurisce molto. Per questo motivo si assumono il ruolo di persone inferiori (sempre Larch) in modo da conferire ai loro partner la sensazione di essere forti, competenti e superiori, qualità queste che i Centaury cercano sempre in loro.

Dobbiamo sottolineare che siccome i Centaury confondono i confini tra sè stessi e gli altri (Centaury + Red Chestnut), la perdita di una relazione rappresenta per loro la perdita di sé stessi.

In ogni caso, il solo pensiero della separazione attiva tutti i meccanismi dell’ansia, mantenuta da pensieri negativi (Gentian) e reiterativi (White Chestnut).

Malgrado tutto ciò che abbiamo finora descritto, alcuni Centaury possono apparire felici in questa loro vita di autosacrificio che hanno scelto di condurre, come ad esempio una madre Centaury orgogliosa del successo professionale di un figlio, la moglie che assoggetta totalmente la propria vita alla carriera del marito, ecc. È una specie di tentativo di realizzarsi attraverso l’altro.

Bisogna tuttavia considerare che non sempre i Centaury sono circondati da persone senza scrupoli, tuttavia si sentono spesso attratti da persone dominanti ed egoiste (soprattutto Chicory, Heather, Vervain e Vine).

La tendenza di molti autori, tra cui devo includere anche me stesso, è stata quella di considerare l’infanzia dei Centaury carente di affetto, con genitori assenti, freddi, tirannici, ecc. Tuttavia secondo Millon [4] e i suoi collaboratori la personalità dipendente si spiega in gran misura nel seguente modo:

« L’iperprotezione genitoriale e la disapprovazione attiva dell’autonomia come vie principali dello sviluppo.»

« Nei primi mesi di vita i bebè sono dipendenti e si attaccano alle persone che si prendono cura di loro, che li nutrono e gli evitano situazioni spiacevoli come ad esempio i pannolini sporchi. Più avanti, cominciano a sentire una forte curiosità ed iniziano ad esplorare il contesto intorno a loro, utilizzando come base sicura coloro che si prendono cura di loro e vivendo il mondo come luogo sicuro, in grado di offrire ciò di cui hanno bisogno sia sul piano biologico che su quello emozionale. Alcune delle figure di riferimento, anziché permettere che la curiosità emerga spontaneamente, sono sempre preoccupati di farli sentire a loro agio. Riescono ad annullare ogni necessità di esplorazione del mondo espressa dai bambini: i genitori anticipano ogni loro richiesta concedendo ogni cosa. Questi bambini sono tanto viziati che non hanno alcun motivo  che li spinga a sviluppare competenze, le quali potrebbero rivelarsi utili al di fuori del microcosmo che le loro figure di riferimento hanno creato (…). Non vi sarà una maturazione psicologica se non si ribellano (…). Molti genitori scoraggiano in modo palese l’indipendenza del bambino per “paura di perdere il loro bebè”.»

«Il dipendente all’inizio della propria vita è una persona solare che riceve cure e attenzione stabilendo vincoli normali. In seguito, le figure di riferimento non permettono al bambino di sviluppare l’autonomia, perché trovano piacevole l’intimità che dà loro un bambino dipendente, oppure perché temono che qualsiasi tipo di frustrazione generi nei bambini problemi successivi. Inizialmente queste cure generano fiducia. In un secondo momento diventa un controllo che prende la forma di una “educazione inflessibile”. Più avanti diventa sottomissione e ogni tentativo di ottenere maggiore autonomia genera senso di colpa. Risultato: un bambino remissivo, per il quale sentirsi controllato diventa la normalità e l’indipendenza rappresenta una trasgressione. Il bambino interiorizza la credenza che, anche se gli altri sono adeguati, lui non lo sarà mai.»

Questa descrizione molto chiarificatrice ci porta senza dubbio a pensare a genitori Chicory e Red Chestnut come i propugnatori di principi Centaury. In ogni modo, possiamo pensare anche che, in base alla visione filosofica di Bach, Centaury sceglie circostanze particolari quando si incarna:

« Ognuno di noi ha una missione divina in questo mondo, e le nostre anime usano le nostre menti e i nostri corpi come strumenti per realizzare questo compito (…) Noi scegliamo le nostre occupazioni terrene e le circostanze esterne che ci conferiranno le migliori occasioni per metterci alla prova, al massimo delle nostre possibilità» [5]

Potremmo presupporre che per apprendere la lezione della Fermezza i Centaury abbiano scelto questo tipo di genitori. È inoltre vero che, per non cadere in un determinismo negativo, molti bebè cresciuti ed educati da genitori molto asfissianti riescono a tirar fuori un carattere molto forte e si ribellano. In questo senso, ad ogni tentativo di autonomia,  Centaury dovrà superare anche il senso di colpa che presuppone, ecco perché Pine può essere un fiore di sostegno molto importante per i Centaury.

Per concludere, i floriterapeuti dovrebbero essere molto vigili, come suggerivo all’inizio, per non cadere nel ruolo di “problem solver” e in nessun caso far intendere che l’obiettivo della terapia possa essere l’autonomia, poiché per il Centaury negativo questa parola è sinonimo di solitudine e questa a sua volta sinonimo di terrore o, quanto meno, implica l’impossibilità di sopravvivenza. In realtà  Centaury non ha bisogno di essere salvato dagli altri, ha necessità di fare, con l’aiuto dei fiori, un lungo viaggio verso la propria coscienza emozionale per trovare le risorse al fine di affermare un “sé stesso” più assertivo e più onesto verso le proprie emozione. Solo così sarà possibile per Centaury aiutare gli altri.

[1] Trastornos de la Personalidad en la Vida Moderna. Theodore Millon et Al. El Servier. Masson. Barcelona, 2006.

[2] Sicuramente i Centaury sono i clienti che generano più facilmente il contro-transfert nei loro terapisti, poiché sono ricettivi, teneri, bisognosi, grati, inesperti, ecc. A confronto, i controtransfert con i clienti Heather è assolutamente di tipo diverso.

[3] Millon, Opera cit. in nota 1.

[4] Millon e col. Opera citata. [5] Bach por Bach. Obras Completas, Escritos Florales. Edward Bach. Estratto4letteralmente da Libérense a Ustedes Mismos. (pag. 54). Continente (4ª edición, 1999). Buenos Aires.

[5] Bach por Bach. Obras Completas, Escritos Florales. Edward Bach. Estratto letteralmente da Libérense a Ustedes Mismos. (pag. 54). Continente (4ª edición, 1999). Buenos Aires.

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