Che coincidenza!
Che coincidenza!
Di Ricardo Orozco ©2025
Un problema, forse insormontabile, che incontrano l’antropologia, l’archeologia e la storia, è la
difficoltà di comprendere le civiltà antiche a partire dall’attuale analisi materialistica. E non sembra che i riferimenti religiosi, socio-economici e storici, né le metodologie scientifiche analitiche aiutino a capire molto del funzionamento della mente umana, dalle civiltà più antiche al Medioevo.

Ricordo in modo molto vivido quando, durante una visita turistica a una cattedrale gotica, una guida spiegò che i vari simboli che apparivano sulle pietre erano i segni fatti dagli scalpellini per dare indicazioni su quanto farsi pagare i pezzi. Davvero? E perché ci sono solo nel gotico religioso e non in quello civile? E perché solo nelle parti visibili? E poi, non sarebbe un po’ immodesto mettere un marchio indelebile sulla pietra, soprattutto in un’epoca in cui le opere d’arte non venivano firmate?
Ne La tradizione ermetica, Julius Evola1 scrive quanto segue:
«La costituzione spirituale dell’uomo nelle civiltà tradizionali era tale che ogni percezione fisica aveva contemporaneamente una componente psichica che la animava, aggiungendo alla nuda immagine un significato e, allo stesso tempo, un tono emotivo speciale e potente.»
In altre parole, nella mente dell’uomo antico il simbolo aveva un potere evocativo, capace di catalizzare un’esperienza spirituale. Inoltre, questa percezione fisica era innescata anche da altri fenomeni presenti in natura, come il volo degli uccelli, i fenomeni atmosferici e una miriade di altri segni che gli uomini incontravano (e che incontriamo regolarmente). Nel caso della cattedrale, quindi, l’uso del simboloeraprobabilmente quello di canalizzareesperienze spirituali nei visitatori medievali. Soprattutto in un’epoca in cui quasi nessuno sapeva leggere o scrivere.
Credo che, nel corso dei secoli, abbiamo perso alcune di queste capacità percettive che queste persone “arretrate” possedevano naturalmente, e grazie alle quali erano collegate più direttamente alla loro anima. E, a questa interpretazione inconscia dei segni, dovremmo anche aggiungere il sogno lucido, che, a quanto pare, non era un’eccezione, ma un evento comune.
Questo mi porta ad alcune riflessioni che mi hanno condotto al dottor Bach, attraverso la sincronicità.
Questo concetto è stato formulato nel 1952 dallo psichiatra e psicologo svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961), anche se è un tema ricorrente nelle culture antiche, sia orientali che occidentali.
Per riassumere, la sincronicità si occupa di quelle “coincidenze” apparentemente sorprendenti che ci sono capitate tante volte. Statisticamente sono troppo improbabili per essere considerate semplici coincidenze, quindi non smettono mai di stupirci. Inoltre, se li osserviamo con attenzione, questi segni hanno una componente emotiva significativae contengono ovviamente informazioni molto preziose per noi, presentandosi nella vita quando abbiamo bisogno di una risposta. Non è un caso, come si intende nel pianeta di “Piattolandia”.2
La sincronicità può apparire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, con l’obiettivo di farci passare dal pensiero egocentrico a una visione più integrata della vita. Per mostrarci che non siamo così separati dagli altri (e dal tutto) come crediamo, ma piuttosto il contrario. Che siamo parte di un tutto integrato, dove “come sopra, così sotto”… e “come fuori, così dentro”. In questo modo tutte le parti si relazionano tra loro, seguendo un ordine superiore carico di significato.
Jung intende la sincronicità come un fenomeno che trascende la semplice coincidenza e rivela una connessione profonda tra la nostra psiche individuale e il vasto mondo che ci circonda. La sincronicità, in altre parole, ci invita a considerare che la realtà è molto più complessa e misteriosa di ciò che percepiamo con i nostri sensi.

In tutti gli anni in cui ho praticato la terapia con i Fiori di Bach, è stata una caratteristica costante vedere quanti clienti facevano riferimento alle sincronicità: una cosa che, prima di allora, non era un evento frequente per loro. Potrebbe essere che la speciale sintonizzazione intuitiva catalizzata dai Fiori di Bach li abbia resi più consapevoli di questi fenomeni.
Sarebbe impossibile stabilire una “classifica” dei fiori più legati alla sincronicità, ma, se dovessi scegliere una essenza più strettamente legata ad essa, sarebbe senza dubbio Chestnut Bud. Nei periodi in cui ho utilizzato maggiormente questo fiore, il fenomeno è stato più evidente. Credo che questo sia dovuto al fatto che è il rimedio più strettamente legato all’apprendimento, e la sincronicità è certamente al suo servizio.
La cosa più emozionante è che, nella vita del dottor Bach, ci sono state molte sincronicità che lo hanno portato alla scoperta delle essenze. Ci sono testimonianze in cui, per alcuni fiori, Bach fu guidato dalla sincronicità: Water Violet, Gorse, Heather, Cherry Plum e Red Chestnut. Ma è negli ultimi 19 che ciò è più evidente, quando lui stesso diventa il suo “laboratorio personale”; è qui che le sincronicità sostituiscono in gran parte i reagenti e gli strumenti del laboratorio convenzionale.
Ma, a parte l’assunzione dei Fiori di Bach, come è possibile cercare le sincronicità? Proprio “non cercandole” e affidandosi all’intuizione. Infatti, quando stavo pensando di scrivere questo articolo, io stesso sono stato protagonista di una bella sincronicità. Circa 35 anni fa avevo letto un libro di Julius Evola, dove ricordavo di aver sottolineato un paragrafo cheora pensavo potesse essere utile al mio scopo. Inutile dire quanto sia difficile per me trovare un libro nel groviglio dei tanti che ho in disordine, sia a casa che in ufficio, per non parlare di quelli che ho prestato e non mi sono stati restituiti…. Ma appena ho guardato una parte dello scaffale in un corridoio, l’ho trovato subito! Si tratta del paragrafo all’inizio dell’articolo.
Nell’opera di Bach viene costantemente trasmesso come Dio, anima, mente e intuizione siano sempre intrecciati nella stessa direzione, quella dell’apprendimento sulla via della perfezione. Ed è proprio al servizio di questo che egli crea il suo sistema floreale, perché, come dice nel capitolo 2 di Libera te stesso:
“Le cose terrene non sono che interpretazioni di quelle spirituali. Il più piccolo e insignificante degli eventi ha dietro di sé uno scopo divino”.
E, in effetti, come afferma Jung nel suo concetto di sincronicità, nessun evento è casuale.
Infine, vorrei salutare con una frase dello scienziato forse più brillante degli ultimi secoli, molto appropriata per i materialisti più recalcitranti di Piattolandia:
“La coincidenza è il modo che ha Dio di restare anonimo”.
Albert Einstein